13.04.2026

Quando i ragazzi “mettono in tavola” le loro storie. Il Servizio Civile di Eleonora

Volontaria di Servizio Civile Universale con Salesiani per il sociale, Eleonora accompagna ogni giorno i ragazzi della comunità semi-residenziale di Borgo Ragazzi Don Bosco a Roma. Tra pranzi condivisi, silenzi difficili e piccoli gesti di fiducia, sta scoprendo cosa significa davvero educare e lasciarsi cambiare dall’incontro con gli altri.

Eleonora ha 25 anni, viene da Roma ed è laureata in Servizio sociale. Il suo sogno è diventare assistente sociale, ma prima di intraprendere pienamente questa strada ha scelto di dedicare un anno al Servizio Civile Universale con Salesiani per il sociale.

Oggi presta servizio presso Borgo Ragazzi Don Bosco, nella comunità semi-residenziale, dove affianca gli educatori nella quotidianità con i ragazzi affidati dai servizi sociali. Un contesto complesso, fatto di fragilità ma anche di energia, dove ogni giorno si costruiscono relazioni e opportunità di crescita.

Perché hai scelto di fare il Servizio Civile proprio qui?

«Conoscevo già questa realtà. Due anni fa ho fatto il tirocinio qui al Borgo e mi ero affezionata molto. Poi ho continuato con un anno di volontariato. Dopo la laurea ho sentito il desiderio di dedicare un anno al Servizio Civile: un modo per donare tempo e mettere in pratica quello che avevo studiato».

Come stai vivendo questa esperienza?

«Per me è anche un modo per recuperare una dimensione educativa che nella professione, a volte, si perde. Quando studi Servizio sociale lavori molto sui casi, sui progetti, sulle procedure. Qui invece stai dall’altra parte, dentro la vita quotidiana della comunità. I ragazzi arrivano dai servizi sociali, ma spesso chi li invia non vive quello che accade dentro una comunità. Stare qui mi permette di capire davvero cosa significa accompagnarli ogni giorno. E poi mi piace tanto stare con loro: giocare, parlare, condividere il tempo. Il Borgo è davvero una realtà bellissima».

Qual è il momento più bello della giornata?

Eleonora non ha dubbi.

«Il momento più bello è il pranzo. Inizia verso le due e a volte dura fino alle tre e mezza. Sono pranzi lunghissimi, ma preziosi. È il momento in cui ogni ragazzo mette sul tavolo quello che ha dentro: rabbia, frustrazione, delusioni scolastiche, ma anche risate improvvise e momenti di leggerezza. Sono ragazzi pieni di energia. E quella spensieratezza, per molti di loro, non è affatto scontata. Ogni giorno portano qualcosa di diverso a tavola: una storia, una preoccupazione, una gioia. E tu impari ad ascoltare davvero».

Eleonora insieme ai ragazzi del servizio semi-residenziale del Borgo Ragazzi Don Bosco a Roma

C’è un incontro che ti è rimasto particolarmente nel cuore?

«C’è una ragazza a cui sono molto legata. Ci conosciamo da due anni. Nel frattempo tanti ragazzi sono passati dalla comunità, ma lei è rimasta. Ne parlo spesso con l’équipe educativa perché qui siamo una comunità: dobbiamo esserci per tutti, non solo per uno. Lei però ha una caratteristica particolare: non sa chiedere aiuto. Quando lo fa, lo fa in modi molto disfunzionali. Ma dietro quei comportamenti io sento tanta confusione. Ha tredici anni e avrebbe il diritto di sbagliare, come tutti gli adolescenti. Ma la situazione familiare è complicata e lei sente il peso di tutto questo. Io la chiamo un po’ la ragazza porcospino: ha mura altissime intorno a sé. Però con tanta pazienza e perseveranza, nel tempo, tra di noi si è costruito un rapporto davvero prezioso».

Che cosa ti sta insegnando questo anno di Servizio Civile?

«Mi sta formando tantissimo. Io ho studiato sui libri e ho due lauree in sociologia e servizio sociale. Ho approfondito le buone pratiche, la costruzione di quartieri, il coinvolgimento delle comunità. Amo studiare e ho letto tantissimo. Ma fino a settembre dello scorso anno non avevo mai vissuto un’esperienza così concreta. Prima facevo volontariato una volta a settimana, il venerdì sera. Non è paragonabile allo stare qui tutti i giorni, 5 giorni a settimana. Qui capisci che la teoria è importante, ma le persone sono uniche e non seguono mai uno schema. Un insegnamento che dai loro oggi magari è solo un seme. I frutti potrebbe raccoglierli qualcun altro tra dieci anni».

Eleonora ha 25 anni, viene da Roma ed è laureata in Servizio sociale. Il suo sogno è diventare assistente sociale

Cosa ti auguri per questi ragazzi?

«Mi auguro che riescano a trovare serenità. Io vedo in loro tantissimo potenziale, anche quando loro non riescono a riconoscerlo. Quando vivi in situazioni difficili, spesso l’obiettivo diventa semplicemente restare a galla, sopravvivere alla giornata. In quei momenti è difficile accorgersi dei propri talenti. Spero che riescano a scoprirli e a realizzarsi».

Cosa ti ha colpito del contesto salesiano?

«Io mi sento un po’ un’outsider. Prima di fare volontariato erano anni che non avevo contatti con il mondo cattolico e sono anche atea. Temevo di non essere la persona giusta per questa esperienza, che non mi avrebbero accettata, che cercassero altro. E mi sbagliavo. Qui ognuno può essere se stesso e viene accolto e valorizzato nella sua unicità, con un profondo rispetto. Siamo tutti diversi ma tutti uniti nel volere il bene di ogni giovane fragile e ci impegniamo per costruirlo insieme.

La cosa che mi ha davvero colpito è la centralità del ragazzo. Sempre. In ogni discussione, in ogni scelta.

Il ragazzo con i suoi diritti, le sue emozioni, il suo bisogno di essere anche semplicemente un bambino o un adolescente: di ridere, arrabbiarsi, sbagliare.

Tutte le decisioni hanno un unico obiettivo: far stare bene il ragazzo. Non pensavo di trovare una cosa così forte.

E poi ho scoperto la figura di Don Bosco: un uomo che accoglieva ragazzi del carcere, della strada, senza casa e senza famiglia. Il fatto che questa scelta di cuore, questa intuizione sia stata trasmessa nel tempo e continui a fare la differenza ancora oggi è davvero meraviglioso».

Tre parole per descrivere il tuo Servizio Civile

«Pazienza, ascolto, coinvolgimento. È bello lasciarsi coinvolgere anche nelle piccole cose: una partita di calcio, per esempio. Io magari non ho mai giocato fuori da qua, ma basta vedere i ragazzi felici».

Perché consiglieresti il Servizio Civile con Salesiani per il sociale?

«Perché è un mondo bellissimo da scoprire. Ed è anche molto inclusivo. Io sono una persona che qualcuno potrebbe definire un po’ particolare: ho le braccia tatuate, i rasta. Mi ricordo che al colloquio di selezione per il Servizio Civile avevo i capelli rosa. Però non mi sono mai sentita fuori posto. Qui conta una cosa sola: avere voglia di stare con gli altri e di conoscere realtà più fragili della nostra. Donare tempo, energia, presenza ai giovani che ne hanno più bisogno.

È un’esperienza che ti fa crescere molto. Ti aiuta a ridimensionare i problemi e a guardare il mondo con più consapevolezza. Per questo lo consiglio davvero a tutte e tutti».

C’è qualcosa che senti di aver trovato grazie a questa esperienza?

«Sì. Mi sento nel posto giusto. Credo di aver trovato la mia strada».


Come Eleonora, anche tu puoi vivere un’esperienza di crescita e servizio con Salesiani per il sociale. Scopri come l’impegno per gli altri può cambiare la tua vita e quella di chi incontri.

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