13.02.2026

Italia Centrale, 'Organizzare la speranza' prosegue il suo percorso

I partecipanti all'incontro del Comitato Italia centrale hanno affrontato nodi complessi come le nuove fragilità giovanili, la devianza, l’affido e il sostegno alla genitorialità.

Incontrando gli associati del Comitato Italia Centrale di Salesiani per il sociale, il percorso “Organizzare la speranza” prosegue il suo confronto territoriale in vista del Documento Programmatico 2026–2029, confermando che il cammino associativo nasce dall’ascolto e dalla responsabilità condivisa.

L’appuntamento ha rappresentato un’esperienza concreta di corresponsabilità, in cui realtà diverse per storia, contesto e servizi si sono riconosciute parte della stessa missione educativa e sociale. È qui, nei territori, che il Documento Programmatico prende radici nella vita reale delle opere, evitando di ridursi a un testo formale e diventando invece uno strumento vivo, capace di orientare scelte, processi e priorità.

«Organizzare la speranza non è uno slogan, ma un metodo - ha sottolineato don Francesco Preite, presidente nazionale di Salesiani per il sociale - è un processo partecipativo che rende i territori protagonisti, chiamati a vivere e operare nel carisma di Don Bosco con responsabilità e visione condivisa. Solo così possiamo essere davvero al servizio dei minori più fragili, trasformando la rete in una comunità educante capace di incidere nella realtà». L’obiettivo non è semplicemente elaborare un documento, ma attivare processi capaci di generare confronto, scambio di esperienze e visione comune. In questo orizzonte, la speranza non è un sentimento astratto, ma una scelta organizzata e concreta, fatta di metodo, responsabilità e impegno strutturato.

Il dialogo tra gli associati del Comitato Italia Centrale, ha affrontato nodi complessi come le nuove fragilità giovanili, la devianza, l’affido e il sostegno alla genitorialità, evidenziando la necessità di tenere insieme dimensione educativa e dimensione sociale. «È emersa con forza - afferma don Andrea Lupi, Presidente del Comitato Salesiani per il sociale - Italia centrale - l’esigenza di superare interventi frammentati: temi come le nuove dipendenze, la fragilità psicologica e la tutela dei diritti dei minori chiedono risposte integrate, capaci di costruire percorsi coerenti e alleanze educative solide nei territori».

Il Presidente nazionale Don Francesco Preite insieme agli associati del Comitato Salesiani per il sociale - Italia Centrale

Tra le indicazioni più rilevanti emerse dal confronto vi è il rafforzamento del coordinamento tra livello nazionale e realtà territoriali. La piattaforma associativa è stata riconosciuta come uno snodo strategico per dare continuità ai processi: non un semplice archivio di documenti, ma uno spazio vivo di scambio, monitoraggio e accompagnamento, in grado di sostenere le opere nel tempo e valorizzarne le esperienze trasformandole in patrimonio condiviso.

Un altro asse fondamentale riguarda l’investimento sulla formazione comune di operatori, educatori, coordinatori, volontari e responsabili. È emerso il bisogno di percorsi più centrati sull’identità salesiana e sulla traduzione concreta del Sistema Preventivo nel contesto attuale, capaci di sostenere la vita delle comunità educativo-pastorali e di rafforzare qualità educativa e capacità gestionale. La formazione è stata riconosciuta non come elemento accessorio, ma come leva strutturale per consolidare l’identità e l’efficacia dell’azione associativa.

Il percorso ha rafforzato la consapevolezza che appartenere a una rete nazionale diventa un’esperienza concreta di visione condivisa, sostegno reciproco e crescita comune.

Don Andrea Lupi, Presidente del Comitato Salesiani per il sociale - Italia Centrale

Accanto a questo, il confronto ha richiamato con chiarezza il tema della sostenibilità e dell’impatto. Introdurre criteri di valutazione e indicatori di risultato, con attenzione ai processi oltre che ai singoli progetti, è stato indicato come passaggio necessario per rendere il Documento Programmatico realmente operativo e non soltanto ispirazionale. Misurare ciò che si costruisce significa infatti rafforzare la credibilità della rete e garantire continuità alle azioni nel tempo.

L’incontro del Comitato Italia Centrale ha mostrato quanto questi momenti territoriali siano fondamentali per il cammino associativo. Sono spazi in cui la rete si riconosce, si interroga e si rinnova; luoghi in cui la speranza prende forma attraverso decisioni condivise e responsabilità reciproche.

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