10.07.2026

Dal Servizio Civile all'Europa. Quando i giovani scelgono di restare

Dal Servizio Civile Universale al Forum Giovani di Salesiani per il sociale, fino all'European Summer School of Animators 2026 nei Paesi Bassi con Don Bosco Youth-Net. Il racconto in prima persona di Francesco Passaretti, protagonista di un'esperienza internazionale che dimostra come il volontariato possa diventare un percorso di cittadinanza europea.

Ci sono esperienze che durano un anno.

E poi ci sono esperienze che cambiano il modo di guardare il mondo.

Per molti giovani di Salesiani per il sociale, il Servizio Civile Universale rappresenta proprio questo, non un punto di arrivo, ma l'inizio di un percorso di partecipazione e cittadinanza attiva che continua nel tempo.

È la storia di Francesco Passaretti, 31 anni, che dopo il Servizio Civile Universale al Don Bosco Napoli ha scelto di proseguire il proprio impegno nel Forum Giovani di Salesiani per il sociale. Grazie a questo percorso ha partecipato all'European Summer School of Animators (ESSA 2026), un corso internazionale di formazione Erasmus+ organizzato nei Paesi Bassi da Don Bosco Youth-Net (DBYN).

Francesco Passaretti a ESSA 2026.

Per sette giorni animatori, educatori e volontari provenienti da tutta Europa si sono confrontati su metodologie educative, cittadinanza europea e "nuova animazione", approfondendo il valore del Sistema Preventivo di Don Bosco e costruendo relazioni oltre ogni confine.

L'ESSA è una delle iniziative promosse da Don Bosco Youth-Net, la rete europea delle organizzazioni giovanili salesiane di cui Salesiani per il sociale fa parte. Attiva in 16 Paesi, la rete crea opportunità internazionali di formazione, mobilità e volontariato, favorendo lo scambio di esperienze e il protagonismo dei giovani nello stile educativo di Don Bosco.

Un viaggio che ha cambiato il modo in cui Francesco guarda l'Europa, il lavoro educativo e il valore delle relazioni costruite oltre ogni confine.

Qui il suo racconto.

ESSA 2026, il racconto di Francesco Passaretti

«Pochi giorni fa si è conclusa l'ESSA 2026 ad Assel, nei Paesi Bassi.

Ora, davanti a un foglio bianco, mi rendo conto di quanto sia difficile racchiudere l'intensità di quei giorni in poche righe. Cercherò, però, di non perdermi tra le emozioni.

Più che il programma o le attività svolte, c'è una sensazione che porto con me e che difficilmente si può raccontare, quella di entrare a far parte di una famiglia globale.

Per me era la prima esperienza internazionale. Lo confesso: alla partenza ero pieno di dubbi. Durante il viaggio continuavo a chiedermi cosa stessi facendo e se avessi fatto la scelta giusta.

Poi è bastato incrociare i primi sguardi, scambiare due parole e vedere il logo di Don Bosco per sentire qualcosa cambiare dentro di me.

"Qui, dopotutto, sono a casa."

Da quel momento ogni giornata è diventata un concentrato di incontri, sorrisi e scoperte.

Lo scambio interculturale è stato il vero cuore dell'esperienza. Eravamo giovani lavoratori, volontari e studenti provenienti da Spagna, Austria, Belgio, Slovenia, Ucraina, Paesi Bassi e Italia. C'era chi viveva ogni giorno l'oratorio, chi lavorava nella progettazione sociale e chi stava ancora cercando il proprio posto nel mondo.

Eppure, nonostante lingue e storie diverse, parlavamo tutti la stessa lingua: quella della passione per i giovani e della speranza nel futuro.

Abbiamo lavorato sempre in gruppi misti, scegliendo di uscire dalla comodità di restare con i propri connazionali. In pochissimo tempo le differenze sono diventate una ricchezza.

Abbiamo condiviso idee, sogni, successi e difficoltà. Le animatrici slovene e spagnole hanno scambiato giochi e attività con quelle italiane; i ragazzi dell'Ucraina hanno raccontato cosa significa educare in un Paese segnato dalla guerra; i giovani del Belgio e dell'Austria hanno condiviso il valore di sentirsi parte di una comunità europea.

I momenti più intensi sono stati quelli in cui qualcuno ha trovato il coraggio di raccontare le proprie ferite e il modo in cui proprio quelle esperienze lo hanno spinto a impegnarsi per gli altri.

L'Europa dei giovani non è un concetto astratto, ma uno spazio vivo fatto di incontri, relazioni e speranza.

Francesco Passaretti, Forum Giovani di Salesiani per il sociale.

Naturalmente non sono mancati i momenti di leggerezza. I pranzi condivisi, le passeggiate ad Amsterdam e Utrecht, le risate e il tempo trascorso insieme hanno trasformato un gruppo di sconosciuti in una vera comunità.

Forse è stato proprio allora che ho percepito, per la prima volta, il significato più autentico dell'Unione Europea. Non più un'istituzione distante, ma persone, amicizie, abbracci e collaborazione.

Oggi torno a casa con nuove idee, nuove amicizie e un piccolo braccialetto che abbiamo soprannominato "La chiave di Assel", il simbolo di una porta che resterà sempre aperta e di un luogo in cui sappiamo di poter tornare. Abbiamo già promesso di rivederci presto, questa volta in Italia.

Se ripenso ai dubbi con cui sono partito, oggi mi sento di augurare a chi leggerà queste righe di provare la stessa sensazione.

Esitate. Pensateci. E poi partite.

Perché, come ci siamo ripetuti tante volte durante la settimana:

"Get out of your comfort zone. That's where growth is."

Partecipare a un'esperienza come questa non significa soltanto aggiungere una riga al curriculum. Significa cambiare prospettiva, superare i propri limiti e tornare a casa con il desiderio di fare la differenza nella propria comunità, sapendo di non essere soli.»

Il prossimo viaggio potrebbe essere il tuo

L'esperienza di Francesco è la dimostrazione che, a volte, basta trovare il coraggio di partire per scoprire nuove prospettive, costruire relazioni che attraversano l'Europa e continuare a crescere come cittadini e come persone.

Con Salesiani per il sociale ogni anno tanti giovani partecipano a percorsi di formazione, volontariato, cittadinanza attiva e mobilità internazionale.

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