Joan, la mia rinascita tra i banchi di scuola e l’Oratorio

Joan ha 15 anni e per molto tempo ha pensato che la scuola non fosse il suo posto. Poi ha incontrato qualcuno che ha scelto di restare. Una storia di fatica, crescita e nuove possibilità.
“La scuola non era il mio posto”
“Mi chiamo Joan, ho quindici anni e vengo dalla Repubblica Dominicana. Per molto tempo la scuola non è mai stata il mio posto, mi annoiavo, non capivo il senso di quello che studiavo e, con il passare degli anni, sono arrivate le bocciature, le assenze e la voglia di mollare tutto. Ogni mattina alzarsi diventava sempre più difficile, fino a convincermi che quella strada non fosse per me.
Mi sentivo lontano da tutto, e da tutti, come se fossi rimasto fuori, davanti a una porta chiusa”.
Una sensazione che oggi riguarda molti ragazzi. Il dossier Fragili di Salesiani per il sociale, realizzato in collaborazione con AstraRicerche su quasi 1.100 giovani tra i 14 e i 20 anni, racconta infatti una Generazione Z attraversata da incertezze e fatiche, in cui una parte significativa rischia di interrompere il proprio percorso di studi o di sentirsi ai margini.
Quando qualcuno resta
“Poi qualcosa è cambiato - racconta Joan. La scuola mi ha proposto di partecipare a un progetto educativo. All’inizio non volevo, pensavo fosse solo un altro obbligo, un altro tentativo di farmi studiare. Invece, per la prima volta, ho incontrato qualcuno che non si limitava a spiegare, ma si fermava davvero.
Gli educatori ci aiutavano a capire le lezioni, ma soprattutto a credere in noi stessi, e piano piano qualcosa si è riacceso, come una porta che lentamente si apre e lascia entrare luce.
Anche la matematica, che per me era sempre stata un incubo, è diventata una sfida possibile. Per la prima volta, dopo un mare di 4 ho preso 6. Per molti è poco, ma per me è stato tutto”.

Imparare a non arrendersi
“Durante il percorso abbiamo visto film, parlato, condiviso pensieri, e ho capito una cosa importante: cadere capita a tutti, ma non finisce lì. Anche quando tutto sembra difficile, non bisogna arrendersi. Bisogna credere in sé stessi.”
Un luogo dove essere sé stessi
Poi per Joan è arrivato l’Oratorio
“All’inizio andavo in Oratorio solo per fare i compiti, ma presto è diventato molto di più, un luogo dove poter stare senza paura di essere giudicato, dove qualcuno ti ascolta davvero e dove puoi ridere, studiare, sbagliare e riprovare. Un posto dove sentirsi a casa, in cui poter entrare senza dover dimostrare nulla”.
Non è un dettaglio, se si considera che molti giovani oggi faticano a trovare punti di riferimento adulti e spazi di fiducia in cui crescere. Proprio per questo, luoghi educativi come l’oratorio diventano fondamentali.
Crescere insieme, anche nello sport
“Attraverso lo sport ho ritrovato qualcosa che avevo perso- spiega Joan. Calcio, basket e pallavolo non erano solo gioco, ma un modo per imparare a stare con gli altri, rispettarsi e fidarsi. Ho scoperto che insieme si può andare più lontano. Ogni partita era un’occasione per imparare qualcosa di nuovo su di me e sugli altri.”

Oggi guardo avanti
“Oggi mi sento diverso. Vado a scuola con un altro spirito, ho più fiducia in me stesso e so che posso costruire il mio futuro. Ho capito che per cambiare serve impegno, ma serve anche qualcuno che resti quando tutto sembra crollare. Adesso so che posso farcela e questo mi rende felice”.
Un’opportunità che può arrivare a molti altri giovani
Il percorso di Joan, nella Comunità Educativa Territoriale di La Spezia con l’Associazione “Il Galeone”, è una delle tante storie che ogni giorno prendono forma grazie all’impegno di Salesiani per il sociale nel contrasto alla dispersione scolastica.
Anche attraverso il 5x1000 è possibile sostenere questi percorsi e contribuire a offrire a molti altri giovani la possibilità di trovare una porta aperta, entrare e ricominciare. Nella tua dichiarazione dei redditi firma e inserisci il nostro Codice Fiscale 97099620581. Grazie alla tua firma continueremo il sogno di Don Bosco.

