Connettendo cuori ed esperienza. Un incontro transculturale tra gli educatori di Don Bosco

Il progetto Nuevas perspectivas de inclusión social para la juventud” finanziato dall’Agenzia Giovani della Spagna all’interno del programma europeo Erasmus+ e promosso dall’associazione spagnola Pinardi, in partenariato con Salesiani per il Sociale, prevede 4 mobilità tra Spagna e Italia.
In questo scambio culturale ed educativo, un gruppo di educatrici provenienti da Madrid ha vissuto un’esperienza unica a Bari, esplorando i progetti sviluppati dai Salesiani per il Sociale attraverso la visita dei diversi servizi educativi (centro diurno, centro delle famiglie, l’oratorio, la formazione professionale, la biblioteca di quartiere) e i diversi progetti legati all’inclusione socio-lavorativa.

Questo progetto europeo è concepito per favorire lo scambio e la discussione tra gli operatori del settore educativo sui molteplici ostacoli che affrontano nell’educazione e nell’orientamento dei giovani.
Attraverso questo dialogo, si mira a esplorare approcci e pratiche avanzate, nonché a conoscere esempi di successo nell’ambito della prevenzione, dei progetti socio-educativi e dei programmi di formazione e inserimento lavorativo.
L’obiettivo finale è integrare efficacemente metodologie, strategie e interventi al fine di migliorare l’efficacia complessiva delle iniziative rivolte ai giovani.

Jacqueline Pinto, educatrice del centro diurno socio educativo “I ragazzi di Don Bosco” di Bari ci ha condiviso le sue riflessioni sull’esperienza che ha unito le due comunità. 

Dopo la visita al centro diurno, educatori spagnoli e italiani si sono confrontati sulle rispettive esperienze.
Il focus dell’incontro è stato individuare una parola chiave in grado di aprire le porte del dialogo con i giovani di tutto il mondo, una parola universale per gli educatori.

Una delle attività è stata quella di immortalare l’essenza dell’essere educatore attraverso foto dinamiche, non statiche, che rappresentassero l’azione quotidiana.
Ogni educatore ha inseguito scritto una parola significativa, come “Acompavamiento” (accompagnamento), “Presencia” (presenza), “Alegrìa” (gioia), “Amoravolezza” (amorevolezza), “Confiar” (fiducia), “Compromiso” (impegno), “Union” (unione), “Escucha” (ascolto).
Tutte queste espressioni sono diventate la base per individuare la parola universale: “CONNESSIONE”.

Nonostante per facilitare la comunicazione e il dialogo fosse stata chiamata una traduttrice, è emerso chiaramente che gli educatori parlano un linguaggio comune, indipendentemente dalla loro origine o lingua madre. La connessione è diventata il legame che unisce le esperienze educative diverse in un’unica visione.
Come atto conclusivo, è stato confezionato un “message in a bottle” contenente il messaggio fondamentale dell’essere educatore: “L’educare è cosa del cuore”.

Questa esperienza transculturale ha dimostrato che, attraverso la connessione e il cuore, gli educatori possono superare le barriere linguistiche e culturali, creando un ponte per un futuro più inclusivo per i giovani di tutto il mondo.

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